Saulo di Tarso
Spettacolo prodotto dall'Associazione Area5
“il problema è la scena. non mi ha mai convinto; dove siamo? non credo che questo spettacolo debba prevedere un contenitore. I personaggi devono rimanere isolati, orfani come nel testo cosi nella scena di qualsiasi segno di continuità. forse è li che anche la parabola diventa più significativa: dove non ha niente intorno. lasciamo quattro elementi in scena e spogliamo tutto. troviamo il modo di proiettare comunque i due video e lasciamo che tutto accada con la violenza e la sintesi con cui le scene sono state scritte. Portiamo lo spettatore in una dimensione più rassicurante, più credibile: il palcoscenico. Quattro attori in costume o forse no e le parole di un santo di duemila anni fa che rimangono ancora illuminanti. non so. anzi lo so. penso che domani butto giù tutto. ciao.” Mi sembrava il modo migliore di cominciare le “note del regista” che puntualmente devono precedere ogni messa in scena che si rispetti. Qualche riga (molte per i più pieni di se) in cui il regista , appunto, prepara lo spettatore su ciò che si appresta ad essere rappresentato. Ammetto tutta la mia incertezza, fino ad un giorno prima del debutto, su come sarebbe stato il caso di raccontare la storia in questione. L’epopea missionaria di Saulo di Tarso, Paolo il Santo. L’idea di rappresentazione nasce da un ricordo felice. La messa in scena di questo stesso spettacolo avvenuta quasi 15 anni fa. Ho pensato: mi piacerebbe proporlo ancora. Mi piacerebbe provare a raccontare di nuovo la storia di Saulo. Riportarne in scena la parola e tutta la sua dirompente forza. Si ma in che modo? E’ questo il nostro primo tormento; almeno il mio: COME? Lo spettacolo si immagina, se ne individua la drammaturgia, si traccia una strada alla narrazione, poi si prova, fino al punto della confezione, delicatissima, in attesa che l’apertura del primo sipario ne riveli il prezioso involto. Ecco, a meno di ventiquattro ore da quel momento, ho pensato che fosse il caso di riaprire questo pacchetto e disordinarlo. Le motivazioni sono riassunte in quel SMS che ieri notte ho mandato alla compagnia. Penso che la modernità di un messaggio non si misuri tanto nell’attualità delle parole che contiene quanto nella capacità di incisione che quelle parole possono avere nel momento esatto in cui vengono pronunciate all’orecchio di qualsiasi ascoltatore. Ho immaginato che la modernità di Paolo potesse varcare la soglia del palcoscenico. Occorreva solo un pò di disordine. Voglio ringraziare Marco Belocchi (del quale in un certo senso sono stato discepolo) che mi ha generosamente permesso di immaginare una nuova versione del suo Saulo.buon divertimento.